Blonde Redhead: foto e recensione del concerto di Milano
Più che un concerto, quello di ieri sera ai Magazzini Generali è stato un rito in cui i Blonde Redhead hanno recitato la parte di sacerdoti della musica indie-elettro-rock che, nonostante i cambi di formazione dei primi tempi, portano in giro dal 1993.
Lo show ha avuto inizio alle 22, quando sul palco si sono accese delle lampadine che hanno annunciato l’entrata della band, costituita dalla giapponese Kazu Makino e dai gemelli (nati a Milano) Amedeo e Simone Pace. Il trio, si può dire, ha giocato in casa, sfoderando un italiano buono quanto scarno, avendo i tre sì e no pronunciato quattro parole, da bravi “sacerdoti”.
Ma la musica ha parlato per loro, insieme alle luci che hanno creato un’atmosfera suggestiva in cui i moltissimi spettatori accorsi ad accoglierli sono stati immersi fin dai primi istanti. Innanzitutto va loro riconosciuta un’indubbia bravura, che dallo studio di registrazione si trasferisce senza alcuno sforzo al palco, in cui ai ritmi dal sapore jazz di Simone si sommano le voci, gli strumenti e i sintetizzatori di Amedeo e Kazu.
In scaletta molti brani dell’ultimo album Penny Sparkle, come Not getting there, Love or Prison, My plants are dead, Will there be stars, più alcuni successi dei lavori precedenti fra cui 23, Melody, Hated because of great qualities e l’autentico capolavoro Falling Man.
Si può dire che la “trance” in cui i Blonde sono caduti si sia trasmessa al pubblico, ipnotizzato dalle melodie e dalle sonorità di un gruppo che pare nato apposta per fare musica fortemente evocativa, d’”atmosfera”. La formula del resto è semplice, come l’immagine che la band veicola fin dagli esordi: l’elettronica non a servizio della parte strumentale, come suo sostegno, ma in funzione dell’atmosfera che si vuole creare.
In questo contesto si situa il legame che i Blonde Redhead, sebbene silenziosi, riescono ad instaurare col pubblico: non servono parole quando la musica parla da sè e il tempo e gli spazi si dilatano, introducendo in una dimensione che va al di là di dell’hic et nunc.
Qui le foto del concerto

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