Intervista a Roberto Celi, vibrafonista e compositore
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Roberto Celi, vibrafonista, percussionista, compositore e arrangiatore di Reggio Emilia classe 1964, alla scoperta del suo affascinante strumento e non solo…
Come ti sei avvicinato al vibrafono?
Fin da piccolo ho avuto una naturale propensione per tutto ciò che riguarda il ritmo, un naturale istinto per esprimere stati d’animo ed emozioni in modo “cifrato”; un linguaggio che si esprimeva inizialmente percuotendo scatole vuote di cartone od oggetti domestici… d’altronde ho iniziato suonando la batteria. Successivamente crescendo ho avvertito la necessità di avere a disposizione anche i suoni oltre al ritmo, ho quindi iniziato a studiare la teoria musicale ed è di lì a poco avvenuto il “colpo di fulmine” cioè ho ascoltato un disco jazz (Milt Jackson Quartet) dove era presente il vibrafono ed ho subito compreso che quello era il mio strumento. Per me è stato un “incontro” atteso dato che sentivo che poteva esistere un mezzo attraverso il quale veicolare la vasta gamma di sensazioni e stati d’animo; però necessariamente doveva possedere caratteristiche tali da astrarlo il più possibile dalla materia ed avvicinarlo allo spirito, all’anima….
Nella tua biografia leggiamo: “Concepisce il vibrafono come strumento contemporaneo e mezzo sublime per espressione musicale nei vari generi”.
Puoi illustrarci la “contemporaneità” del vibrafono e ciò che può regalare a un’esecuzione o a un brano musicale?
Per me si tratta di uno strumento straordinariamente contemporaneo, un po’ per le sue origini recenti (1922) ed un po’ per le sue caratteristiche uniche che consentono di unire ritmo, melodia, armonia e dinamica. E’ molto moderno e tecnico ed allo stesso momento primitivo e selvaggio nella sua essenza percussiva, io d’altra parte lo paragono ad un’astronave con cui abbandonando la dimensione spazio-tempo si entra in un ambito onirico, di sogno. Repentinamente però ci può ricondurre alla realtà con una nota, una dissonanza….ed è un po’ quello che ci accade tutti i giorni, il passare continuamente dal sogno alla realtà, dall’essere all’apparire, dall’avere al dare……
Per vari motivi lo si è spesso confinato nell’ambito della musica jazz dove peraltro ricopre in molti casi un ruolo da protagonista e leader grazie alla tecnica ed all’opera di grandi vibrafonisti, come ad esempio Gary Burton, che sono stati in grado di valorizzarne enormemente le possibilità. Trovo che il suo suono, quando armonizza una melodia od interviene con assoli conferisce sempre un che di spirituale e profondo nonostante la sua sonorità sia eterea e leggera….in sostanza porta il messaggio che tutti noi vibriamo perché stiamo vivendo……!
Hai anche dichiarato che voce e anima sono unite nel vibrafono. Cosa significa e a cosa porta questa unione?
Voce per dare espressione sonora a tutto ciò che risiede nel luogo più vero all’interno di noi che è l’anima intesa come essenza del nostro essere. Non esistono ostacoli fra queste due entità…è così suonando questo fantastico oggetto che è il vibrafono… questa unione porta ad una crescente consapevolezza di sé ed a una maggiore pace interiore.
Hai alle spalle numerose collaborazioni. Come sono nate e cosa cercavano gli artisti nel tuo contributo?
Per un musicista credo sia molto importante collaborare con diverse “menti” musicali e condividere progetti ed emozioni… devo ringraziare Lorenzo Bedini della Cyc Promotions che mi ha fatto conoscere Brychan col quale ho vissuto un bel periodo costellato di Cd in studio e numerose date live in tutta Italia; è stata una bellissima avventura musicale soprattutto per il fatto che si era creata una simbiosi dove l’artista gallese cercava una dimensione sonora più eterea e sognante ed io trovavo un idoneo “habitat” per le mie note.
Moltheni l’ho cercato io… lo sono andato a trovare in camerino dopo un concerto per conoscerlo e parlargli; era il momento in cui tornava sulle scene dopo un periodo di assenza, di lui mi ricordavo benissimo l’esibizione ad una passata edizione del Festival di Sanremo e mi aveva fin da subito interessato.
Antonella Mazza è una bravissima bassista, una vera professionista… ho pensato a lei per incidere le cover di “Summertime” e “The man who sold the world”. Non è stato semplice trovare una data per entrare in studio, visti i suoi numerosi impegni, il tutto si è poi concretizzato a Milano e sono felice del risultato.
Il mio recente video sul brano “Inside or You” porta la firma di Graziano Staino che è persona competente e disponibile, abbiamo girato le riprese a Firenze ed anche qui sono stato io a contattarlo, mi erano piaciuti molto i suoi lavori realizzati per gli Afterhours e Beatrice Antolini ed ho pensato che potesse dare una giusta veste mediatica alla mia musica, cosa che penso sia avvenuta al meglio, il video mi piace molto…
Nel cd live che abbiamo ascoltato le cover, dai Beatles a David Bowie, sono accostate a pezzi originali. Per quanto riguarda le prime, sembra che il tuo obiettivo sia mostrare le potenzialità del tuo strumento. E’ così?
Cosa ci dici invece della genesi dei brani da te composti?
In effetti è così: le cover proposte hanno proprio l’obiettivo di mostrare le potenzialità dello strumento familiarizzando l’orecchio dell’ascoltatore mediante una melodia conosciuta, da me reinterpretata, successivamente esiste un passaggio attraverso un confine immaginario dove il pubblico viene condotto….si giunge in un ambiente sonoro onirico, etereo ed a tratti ipnotico dove le mie composizioni esprimono stati d’animo personali ma in cui ci si può riconoscere ed immedesimare…..è come una piccola evoluzione (evolvere è un concetto intrigante….). Cercare e trovare un linguaggio ed un mezzo che mi potesse consentire una comunicazione totale e trasversale con l’ambiente esterno è stato un percorso non facile…. d’altra parte è lo stesso ambiente che mi ispira ed influenza nelle mie espressioni musicali che altro non sono che stati d’animo tradotti in suoni e ritmo. Per quanto riguarda l’ispirazione per me nasce in momenti imprevedibili ma sempre dopo aver avuto un segnale dall’esterno, è quindi una espressione rielaborata e metabolizzata di qualcosa: una sensazione, un’emozione, un paesaggio, un bel quadro….!
Nella maggior parte dei casi è il vibrafono la fonte compositiva iniziale; di solito un brano può scaturire da un giro armonico di accordi o direttamente da una melodia già definita; a volte però alcuni brani hanno preso il via dal basso acustico (altro strumento che suono) come ad esempio “Searching” contenuto nel mio cd “Vibrando”.
Nel tuo sito si legge: “La musica è fonte di benessere e vitalità” e tu, oltre ad essere musicista e compositore, sei laureato in sociologia. Quale può essere, a tuo parere, il contributo concreto della musica nel mondo di oggi? Gli artisti sono dunque investiti di una sorta di “missione”? Pensi riflettano abbastanza su questa “responsabilità”?
Premetto che gli studi di sociologia sono un mio personale interesse che si è manifestato ed estrinsecato nel tempo…..comprendere al meglio la realtà in cui viviamo ed i suoi mutamenti sempre più veloci è necessario e lo sarà sempre più.La musica è di per sé un linguaggio universale attraverso il quale spesso si socializza: un gruppo di persone che ascoltano e condividono un brano musicale sono già molto più vicine fra di loro di quanto non possano esserlo in altri modi…!E’ molto significativo anche quanto lo stare su di un palco suonando ed interagendo col pubblico serva per maturare ed acquisire consapevolezza di sé. Attraverso la musica poi ci si rilassa, ci si purifica, si raggiunge benessere e si riacquista vitalità…pensa a quando sei amorfo e poi ti ritrovi a battere a tempo un bel ritmo funky….! Può apparire un esempio banale ma non lo è affatto..!Il linguaggio musicale dalle percussioni tribali e primordiali passando dai canti gregoriani piuttosto che dalle tradizioni musicali etniche considerando le influenze orientali e la straordinaria esplosione europea del settecento e dell’ottocento con compositori classici di cui tutti possiamo almeno fare tre nomi per giungere al jazz ed al pop-rock è un linguaggio indissolubilmente legato alla società per il fatto che noi stessi portiamo nel nostro essere la necessità di esprimere e comunicare.
Il contributo concreto che la musica può dare nel mondo di oggi è potenzialmente immenso…..gli artisti sono in effetti paragonabili a “missionari”, anche se il più delle volte inconsapevolmente, è loro propria una maggiore sensibilità che consente di veicolare emotivamente contenuti da condividere. Non parlerei però di responsabilità dato che l’artista di per sé è un tramite, un “transfer”….un individuo catalizzatore naturale…..darei invece peso alla responsabilità della politica e di chi governa……ma qui non è mia intenzione innescare un discorso che potrebbe farsi molto lungo e controverso….d’altronde c’è già Bono che scuote i potenti della terra……..ehm..!
Suoni uno strumento particolare che può adattarsi a diversi generi, ma quali sono le influenze e gli artisti che hanno maggiormente contribuito alla tua formazione? Quale, se esiste, il tuo genere prediletto?
Esiste a mio parere a tutt’oggi ancora una grossa demarcazione fra musica classica, jazz e commerciale (pop-rock e dance), il mio rapporto con la musica dei nostri giorni è, nonostante questa divisione, piuttosto aperto, nel senso che i miei ascolti sono vari ed a volte trovo qualcosa di interessante anche nel brano più smaccatamente commerciale se costruito bene. Non mi piace l’elettronica ed il mio punto di riferimento è stato ed è David Bowie.
Certamente però una grossa influenza sulla mia formazione musicale l’ha avuta quel settore della musica jazz più marcatamente ritmico nel quale grandi vibrafonisti si sono espressi ad altissimi livelli; su tutti Gary Burton ma ti cito senz’altro anche Milt Jackson e Mike Mainieri in gruppo con gli Steps Ahead.
Qual è il prossimo progetto? Quale il sogno ancora nel cassetto?
Il mio prossimo progetto è un EP di brani originali arrangiati in chiave ritmica nella direzione che ho preso con “Inside or You” tanto per intenderci…nel mio cassetto musicale in effetti c’è un sogno…non vorrei rivelarlo per scaramanzia….però…massì….esibirmi coi miei brani in gruppo live……!





