Live report Monotonix@Festa della Birra E Musica Trescore Balneario (BG) 20/8/10
Avete mai provato, durante uno spettacolo, ad avere quasi paura di quel che potrebbe succedere, ad allontanarvi dal “palco” anzichè avvicinarvi?! E’ quello che è capitato venerdì sera alla Festa della Birra E Musica di Trescore Balneario (BG) quando sul prato, invece che sul palco, sono capitati gli istraeliani Monotonix, tre simpatici capelloni mezzi nudi che ricordavano vagamente Borat, il personaggio intepretato da Sasha Cohen nell’omonimo film, pronti a dar vita ad una sorta di corteo dionisiaco semplicemente con un microfono, una chitarra elettrica ed una batteria dai fili lunghissimi.
La band, che ha dovuto emigrare da Tel Aviv a causa del genere praticato-un heavy-garage rock urlato di grande impatto ed energia-, ma soprattutto per le performance al limite del consentito in pubblico, è da qualche anno in giro per il mondo e rappresenta sicuramente qualcosa di unico nel panorama rock: si può dire che i tre musicisti israeliani abbiano davvero fatto propria la filosofia del “no limits”.
Il pubblico si incuriosisce fin dalla preparazione degli strumenti, una batteria poggiata direttamente sul prato, in mezzo alle gente, dalla band in persona, che mostra subito evidenti segnali di “stranezza”. Il cantante Ami Shalev prova il microfono con una scoreggia, generando una curiosità che di lì a poco si trasformerà in devozione. Pochi minuti e il trio è allestito, e pronto al delirio: Ami si butta sul pubblico, facendo allontanare alcuni, invogliando al pogo violento tutti gli altri; ben presto cantante e chitarrista si trovano sollevati dalla folla, e con loro molti altri ragazzi del pubblico impegnati in pericolosi quanto esilaranti volteggi. Pochi brani eseguiti fra gambe all’aria, sudore, birra e molto rumore e la folla ha già trovato il suo eroe: Ami viene innalzato sul seggiolino a più di due metri da terra, e dopo aver preso in prestito il tamburo della batteria dal collega lo suona incitando il corteo. E davvero di corteo si tratta: i tre spostano infatti continuamente il set della loro performance, mentre l’audience li aiuta a trasportare gli strumenti e a tirare i lunghissimi fili che permettono questo show nomade. Nel finale il cantante si arrampica su un traliccio e dopo aver affermato di essere “too old for this fucking shit” si getta di faccia sul pubblico, che ovviamente non lo tradisce. Nel mentre il chitarrista è disinvoltamente impegnato in un assolo sospeso sul pubblico, come se fosse la cosa più normale del mondo, e il batterista picchia duro mentre viene continuamente travolto dalla massa. Lo show più delirante che il bergamasco abbia mai visto si conclude con Ami Shalev che, dopo essersi debitamente terso l’abbondante sudore, si ferma a parlare con un gruppetto di ragazzi mentre avvolge i metri e metri di filo del microfono: davanti ai nostri occhi un “vecchietto” tutto barba e ricci dal sorriso aperto e gli occhi vivaci che ben poco sembra avere a che fare con l’essere impazzito che fino a pochi minuti prima sarebbe stato pronto ad assalirci in nome del caos rock.
Assai degni di nota anche i gruppi che hanno aperto la serata, sebbene di fronte a poche persone: gli autoctoni Sakee Sed, band indie-folk sospesa fra lucida disperazione e sarcasmo, vino e whisky, chitarra e piano. La band colpisce con brani in italiano e inglese, e ci ricorda lontanamente gli Afterhours per i testi e certe sonorità. Dopo i Sakee è poi la volta dei milanesissimi Giobia, quartetto che pare uscito dritto dritto dagli anni ’70 e che stupisce per sicurezza, sound e soprattutto brani dal fascino ipnotico. Siamo a Trescore ma potremmo essere a Londra o a New York: i Giobia ci accompagnano in un viaggio sonoro che ne mostra le doti musicali e compositive che si sposano ad un’immagine convincente.

![l[1] l[1]](http://www.eyeonmusica.it/wp-content/uploads/2011/08/l1-150x150.jpg)
![tre-allegri-ragazzi-morti-1[1] tre-allegri-ragazzi-morti-1[1]](http://www.eyeonmusica.it/wp-content/uploads/2011/07/tre-allegri-ragazzi-morti-111-150x150.jpg)









