Recensione Bud Spencer Blues Explosion – DO IT
(Bud Spencer Blues Explosion - DO IT - 2011 - Yorpikus Sound)
“A me piace il grunge… Blues di merda!”. Li avevamo conosciuti così, nel 2007, ed ora li ritroviamo in procinto di pubblicare, venerdì 4 novembre, il nuovo, attesissimo album, dal titolo semplice ed incisivo di DO IT.
Stiamo parlando del a dir poco esplosivo duo dei Bud Spencer Blues Explosion, tornato quest’autunno con un nuovo lavoro che lo vede nuovamente a fianco dell’etichetta romana Yorpikus Sound, sebbene nel frattempo ne sia passata di acqua sotto i ponti, da quando solo un paio di anni fa, da sconosciuti pressochè totali, non passarono certo inosservati esibendosi sul (difficile) palco dell’Heineken Jammin’ Festival per bissare l’anno successivo al concertone del Primo Maggio.
Cominciamo col dire che DO IT , che fin dal titolo esprime la voglia di dar sfogo alla propria vena creativa e alla propria energia, restituendo in questo un perfetto ritratto di quello che i BSBE sono dal vivo – la dimensione senza dubbio loro più congeniale – è un lavoro riuscito. E’ riuscito in quanto sa dar conto dell’alchimia che scorre tra Viterbini e Petulicchio; è riuscito nella misura in cui rende giustizia ad un duo che da anni gira la penisola così, con chitarre e batteria, senza effetti speciali, in tutta sincerità, ma soprattutto con indubbia bravura. Nessuno, infatti, vorrebbe vedere sul palco qualcuno che, per quanto “ce la metta tutta” e sia onesto, non sa fare del rock: e questi ragazzi lo fanno eccome, declinato in vari modi (punk-blues, grunge-rock, hard rock…) e senza mai dimenticare il suo illustre progenitore, a cui quest’ultimo lavoro rende indiscusso tributo: il Blues.
Da questo punto di vista, i Bud sono sicuramente quanto di meglio c’è in giro in Italia, e le tredici tracce di DO IT lo dimostrano appieno: i due non perdono occasione, infatti, di mostrare quanto sappiano fare coi loro strumenti, in un viaggio che affonda nella tradizione del rock e del blues, unendo idealmente il Mississippi, Seattle, ma anche Londra e infine Roma, dato che i BSBE, si badi bene, cantano in italiano.
Tanto per non lasciare dubbi il disco si apre con 17 secondi di chitarra slide, così, per scaldarsi un po’, prima di cominciare la cavalcata “zeppeliniana” di Più del minimo, una sorta di inno del precariato nazionale. Un buon pezzo, da spararsi nelle orecchie – o meglio, ripeto, da gustarsi dal vivo in uno dei prossimi live del gruppo – così come il singolo Cerco il tuo soffio, un sensuale gospel-blues all’italiana sicuramente tra le cose più riuscite dell’album. Se la musica del diavolo è il filo conduttore di questo viaggio musicale, che annovera infatti la rilettura di Jesus is on the mainline e porta come titolo un riferimento all’immediatezza propria di questa musica, i BSBE non dimenticano certo i molteplici riferimenti che si agitano nei loro strumenti, gli stessi che li avevano portati in passato a riproporre in maniera magistrale Hey Boy Hey Girl dei Chemical Brothers. La voglia di sperimentare ed esplorare è del resto insita in una band che si rifa ai grandissimi del passato mentre decide di cantare nella sua lingua madre, affrontando spesso tematiche tutte “italiane”, a costo di avvicinarsi a volte di avvicinarsi alla “velenosa” canzone all’italiana. Sono “difetti di fabbrica” che già i precedenti lavori avevano messo in luce, insieme con le liriche che sicuramente non sono all’altezza della musica, e a volte anzi paiono addirittura superflue, ma su cui DO IT mostra del resto dei margini di miglioramento.
D’altra parte, se musica e parole fossero sullo stesso piano, dovremmo gridare al miracolo. Ma il blues ci ha insegnato che i miracoli non esistono, e dunque va benissimo così.










