Recensione e Foto concerto Le Luci Della Centrale Elettrica @ LIVE CLUB TREZZO SULL’ADDA (MI) 8/04

Giunti al Live Club verso le 22.45 (“fuori tempo massimo”), subito ci accorgiamo dell’affluenza nel parcheggio, dove come di consueto gruppetti si preparano al concerto bevendo qualcosa prima per risparmiare poi.
Entrati, la folla appare in realtà piuttosto dispersa, eccezion fatta per quelli accampati di fronte alle transenne, una madre e una figlia comprese, cosa che spinge a chiedersi se  ciò sia dovuto al fatto che Vasco Brondi è transgenerazionale e non l’avremmo mai pensato, oppure all’amore materno che spinge alle azioni più eroiche :-)
L’attesa sarà lunga: Le Luci Della Centrale Elettrica tardano ad accendersi.

Vasco Brondi © Daniele Corti

Sono le 23.30 circa quando finalmente il sipario si apre e la formazione a quattro fa il suo ingresso sul palco, salutata da un entusiasmo tutto sommato contenuto, forse del resto inscritto nella tipologia di spettacolo o, più in generale, nella stessa musica di Vasco Brondi, che viene da Ferrara e non da Zocca come il suo “predecessore”.
Dietro Vasco, Rodrigo D’Erasmo (violino elettrico), Lorenzo Corti (chitarra elettrica) e Stefano Calcagnile (batteria) campeggia la scenografia urbana della copertina di Per ora noi la chiameremo felicità, mentre fra un brano e l’altro vengono trasmessi dei versi, fra cui quello di Leo Ferrè  che ha dato il titolo all’ultimo lavoro dellle Luci.
L’esordio è affidato a Cara Catastrofe, preludio di una serata in cui il nuovo volto del cantautorato rock dimostrerà di avere molto da dire, e di meritare l’attenzione che riceve da qualche anno a questa parte, compresa quella dei detrattori.
Le sue canzoni, dense e intense, sono un effluvio di parole, elenchi, oggetti, situazioni, incubi che neanche le avanguardie novecentesche, ma questa è cosa ormai proverbiale. Sorprende invece la loro resa live, che nonostante non possa abbattere il muro della ripetitività – cosa su cui lo stesso Vasco scherza ripetutamente – conferisce loro un fascino arcano.
Come nei riti e nelle liturgie tutto deve essere ridondante e recitato scrupolosamente, sempre uguale a se stesso, per avere effetto.
Forse Vasco Brondi vuole redimerci e non ce n’eravamo accorti.

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