Recensione e Foto MIAMI ANCORA 2012 @ East End Studios Milano, 4/02/2012
E alla fine è stato davvero MIAMI ANCORA: il gelo e le difficili condizioni di viabilità hanno segnato solo di striscio il Festival di Rockit, ormai un appuntamento fisso per gli appassionati di “certa” musica in quel di Milano. Una ventina di band, alcune appena emergenti (soprattutto grazie all’inserimento nelle compilation del portale musicale), altre più o meno già affermate, una manciata di nomi “di grido” (quest’anno Dente e Aucan fra i “grandi”), dj-set, fumetti, area expo, birra e Jack Daniel’s, security inflessibile e ovviamente tanto, tanto freddo, in una Milano fattasi improvvisamente una pista di pattinaggio ancor più scintillante del solito: questi gli ingredienti del tanto atteso appuntamento, cui bisogna aggiungere quello certo più importante, la passione e il divertimento.
Passione e divertimento degli organizzatori, dei musicisti on stage, di tutti quanti hanno lavorato ai bordi del o sotto il palco, e poi ovviamente del pubblico, distribuito fra il palco La Collinetta di Jack e quello Pertini.
Ad aprire le danze sul piccolo, freddissimo primo palco The Remington, realtà milanese che si ispira ai mitici ’60s e ’70s a cui è stato dato il non facile compito, è proprio il caso di dirlo, di scaldare l’atmosfera. Dopo di loro i riminesi Girless&The Orphan (senza Orphan, ci hanno detto), folk-punk in lingua inglese piacevole e mood posato nonostante i brani urlati, e il grunge energico e stralunato dei Chaos Surfari (con tanto di maglietta cobainiana). Buona energia e temperatura in aumento così come l’affluenza, tanto che al momento del set di Nicolò Carnesi, mentre “di là” i tre giovani Foxhound inaugurano il palco grande, il luogo pare trasformato. Grande seguito e performance trascinante per il “piccolo Brunori” palermitano, cantautore “elettrizzato” che se la cava davvero bene in quanto a parole ed ironia, e che nonostante le apparenze – ricordando anche in questo “zio Dario” – sa fare la Rockstar.
Putroppo la concomitanza delle performance impedisce di assistere a tutti i concerti, e così ai News for Lulu preferisco Maria Antonietta (qui le foto), che ero curiosa di vedere dopo averne recensito e apprezzato l’”opera prima”. Al posto della ragazza rockettara e sfrontata che mi aspettavo, ecco una “fatina” dai capelli rossi dalla voce infantile che con un po’ di timore comunica che sì, Maria Antonietta suonerà, ma lo farà completamente sola, dato che la band non l’ha seguita… Set ridotto e performance per forza di cose acustica, ma comunque potente e apprezzatissima: la 24enne di Pesaro è visibilmente “scossa” dal cambio di programma subìto, ma decisa a portare al pubblico le proprie canzoni, che del resto sono tutte sue: e così la canta e la suona idealmente anche a quei (tre, o forse quattro?) che l’hanno abbandonata in una serata tanto importante.
Dopo di lei Heike Has The Giggles, fra i più attesi fra quelli della Collinetta, mentre sul palco Pertini A Classic Education mostra di sapere il fatto suo con una performance da manuale, ma vista solo a sprazzi. Anche per i tre ravennati vale il discorso fatto per la Giovanna d’Arco marchigiana: voglio saggiare la resa live di Crowd Surfing, l’album fresco fresco di pubblicazione che ho ascoltato qualche giorno fa. Il responso del pubblico, scatenato e sul finire impegnato nel “pogo”, parla chiaro: Emanuela Drei e compagni non sbagliano un colpo, come una macchina da guerra trascinano i brani del secondo disco sul palco e li costringono a funzionare al pari di quelli già collaudati. Dopo lo show di una Maria Antonietta quasi tremante, la sicurezza dei tre è spiazzante e conferma che questo trio è come il compagno di scuola non secchione ma infallibile: una certezza. Si è ormai creato un clima da “concerto per spiriti forti” che i Gazebo Penguins non possono che incrementare: i loro brani, cantati dalla folla dalla prima all’ultima parola, scatenano l’euforia generale mettendo a dura prova la security, mentre le transenne si fanno sempre più vicine al palco che è diventato ormai davvero troppo piccolo per il trio emiliano che vuole saltare e fare sempre più casino.
Sono così arrivate le 22.30, è l’ora di Giuseppe Peveri: di fronte al palco Pertini non ci si muove più, e ci si chiede dove fosse tutta quella gente fino a qualche ora prima; la risposta la dà lo stesso Dente, che scherza ma forse si sente davvero un po’ fuori posto: “stanno arrivando per gli Aucan” (qui le foto). Strano avvicendamento, infatti, quello che vedrà i tre attesissimi bresciani prendere il posto del cantutore di Piacenza, ma tant’è: il bello di simili manifestazioni sta proprio nella possibilità di saggiare diverse anime musicali, nel vedere riuniti in un’unica volta personaggi e modi d’essere (forse solo in apparenza, del resto) antitetici.
Prima del sound potentissimo e ipnotico degli Aucan è però d’obbligo una nuova capatina “di là” per vedere la performance brazileira-jannacciana dei Selton, apprezzatissimi ed irresistibili, “un soffio d’aria piacevolmente calda” in una serata da -10 gradi o forse più.
Le tastiere e le chitarre del trio electro-noise scalpitano e sono già all’opera quando facciamo ritorno nei pressi del palco grande, pronti ad assistere all’esibizione, come sempre suggestiva e di grande impatto (anche grazie al sapiente gioco di luci), dei tre incappucciati. Un ultimo salto per fare la conoscenza di Dumbo Gets Mad, progetto psichedelico del polistrumentista italiano ma californiano d’adozione, e la serata volge al termine (almeno per noi) mentre qualcuno sfida il gelo ed entra agli Studios per assistere al MIAMI ANCORA-part 2 che vedrà protagoniste fino a notte fonda le sonorità elettroniche.



