Peter Doherty @ New Age di Roncade
Al New Age di Roncade va in scena un concerto molto atteso, quello di Peter Doherty, il cantautore inglese che ha ridato lustro alla musica d’oltremanica quando agli inizi del 2000, insieme al collega Carl Barat, ha fondato i The Libertines e pubblicato uno degli album più importanti della decade, “Up the bracket”.
La sua carriera è poi proseguita con i Babyshambles, ancora in attività, ma ha trovato anche il tempo di incidere nel 2009 un album da solista, che ha messo in mostra un lato sconosciuto di Peter, molto più romantico e introverso.
Il locale è gremito e spetta a Melody Says, una giovane cantautrice, scaldare il pubblico. La ragazza si presenta in scena con la chitarra acustica e inizia senza troppi preamboli il proprio spettacolo. La musica orecchiabile e la voce morbida riescono a stregare i presenti che ascoltano senza disturbare lo show della cantante.
Quando saluta alla fine del proprio set, l’impazienza inizia a manifestarsi con fischi e urla per richiamare l’attenzione del protagonista della serata. Il locale è buio e la musica dei dj accompagna l’attesa fino a quando senza preavviso entra in scena Peter Doherty. Saluta frettolosamente e nonostante l’incedere barcollante riesce a raggiungere il microfono. Al contrario di quanto molti credevano è lì ed è vivo e vegeto e pronto a stregare il New Age. E lo fa attaccando subito con una delle canzoni più belle dei The Libertines, Time for heroes. Nonostante l’accompagnamento della sola chitarra acustica la prima canzone è subito un pugno in faccia e il pubblico canta e salta con il proprio beniamino. Peter appare fuori forma fisicamente, ma la voce è la solita. Quel timbro inconfondibile e quello sguardo da bambino che allontanano l’idea di un “povero diavolo alla deriva”. Sul retro del palco è stata sistemata una sedia a dondolo dove Peter talvolta si concede il lusso di riposarsi sorseggiando una bevanda probabilmente alcolica. Il concerto continua tra una pausa e una chiacchierata con il pubblico con il giovane cantante inglese che sembra davvero felice. Quando attacca Last of the english roses la sorpresa è rappresentata da una coppia di ballerine che in perfetta tenuta classica si posizionano alle spalle di Peter e danzano durante tutto il brano. Ballerine che rifaranno compagnia al cantante durante What Katie did.
Il pubblico rimasto sbalordito avrà ulteriori sorprese durante lo spettacolo. Il duetto con Melody Says e quelli con il musicista/cantante/poeta Wolfman. Un personaggio davvero particolare che ricorda in modo incredibile Iggy Pop e Spike del film Notting Hill. Insieme danno vita a un duetto speciale con Peter che al confronto dell’amico sembra un boy scout…
Un momento toccante è quando canta Tears dry on their own dell’amica scomparsa Amy Winehouse. Non aggiunge niente con le parole, ma tutti quelli che conoscono la sua vita pubblica sanno quanto i due fossero legati.
I momenti di maggior coinvolgimento sono in occasione di Death on the stairs, altro brano dei The Libertines estratto da Up the Bracket e Arcady dal disco solista.
I minuti passano troppo veloci e si sa che Peter non è esattamente uno stacanovista, quindi quando sento le prime note di Fuck Forever, canzone che ha usato spesso per congedarsi dal pubblico guardo l’orologio e vedo che sono passati solo tre quarti d’ora. Quaranticinque minuti godibilissimi ed emozionanti, ma la voglia di sentire ancora quella voce fantastica è troppa e il dispiacere che possa essere già finito inizia a farsi strada. Il pubblico canta a squarciagola e Peter sorride. C’è ancora tempo per un paio di canzoni, ma la voglia dell’inglese di andarsene a festeggiare con gli amici è tanta. Conclude l’ultimo pezzo e senza tanti fronzoli prende e se ne va. Un ultimo cenno al pubblico e scompare nei camerini.
Gli spettatori iniziano il classico “fuo-ri fuo-ri” credendo di ottenere almeno un altro paio di canzoni e infatti quando il fonico entra sul palco a sistemare la chitarra viene accolto da un’ovazione. Ma questo si gira verso il microfono e dice che lo spettacolo è finito. La musica dei dj risuona nel locale e finisce la magia creata dall’eclettico cantante inglese.
Questo è Peter Doherty. Veloce, scarno, stralunato, pazzo, ma di sicuro geniale e pieno di talento.



