Recensione Intercity – Yu Hu

Gli Edwood non esistono più come progetto, è stato messo da parte per concentrarsi su quello degli Intercity che, già dal 2009 con Grand Piano, sembra andare a gonfie vele, ed il nuovo album Yu Hu ne è la prova oltre che la conferma. Anna Viganò entra definitivamente in gioco e si alterna con Fabio Campetti al canto, in una sorta di altalena emotiva, con il sostegno sonoro di Michele Campetti, Pierpaolo Lissignoli, Nicola Dusi, Stefano Stefanoni.
Sentivo la mancanza di canzoni da poter canticchiare ovunque, la voglia di un disco che ti si incolli addosso e che non ti lasci così facilmente dopo una decina di ascolti; questo è Yu Hu, un grido di felicità in un ambiente indie-rock con una inclinazione visibile per il pop e la new wave, dove i Grandaddy (Anfiteatro), i Notwist (L’Elettricità) ed i Baustelle possano suonare tutti assieme appassionatamente creando dei gran bei pezzi. Abbiamo davanti dei bravi musicisti, perchè di ballate pop come Smeraldo, Nouvelle Vague e Terrore esotico, ce ne sono davvero poche in circolazione. L’elettricità, oltre ad essere il titolo di un brano, è anche il filo conduttore dell’album, un filo lungo ed invisibile ma ben presente.

Avete quindici tracce per capirlo, un lavoro abbastanza corposo ma non per questo pesante, dovete ascoltare attentamente o lasciarvi cullare, poco importa; riascoltatelo più volte, i testi diventeranno un tutt’uno con la musica e riuscirete così ad identificarvi meglio. Yu Hu è una seconda prova piena di malinconia pop e di un irresistibile gusto indie: un’altro punto a favore dei i gruppi italiani ed un altro nome su cui puntare senza trucchi e senza inganni.

Un Commento a “Recensione Intercity – Yu Hu”

Lascia un Commento

Calendario eventi
gli eventi nella tua regione