Recensione Operaja Criminale – Roma, Guanti e Argento
(Operaja Criminale - Roma, Guanti e Argento - 2012 - Psicolabel)
Di questi tempi, “tempi bui”, sentire di un gruppo che si chiama Operaja Criminale e che si definisce “laboratorio ideologico musicale” potrebbe indurre i meno “impegnati” a lasciar perdere, perdendosi così l’occasione di scoprire un progetto davvero interessante e diverso da quanto le apparenze lascino intendere. Sì, perchè il laboratorio di Ruggiero e Scannicchio, nato pochi mesi fa e che in questi giorni pubblica il lavoro Roma, Guanti e Argento con la produzione di Giorgio Canali e la collaborazione, fra gli altri, di Petulicchio dei BSBE e di Giorgio Maria Condemi, si rivela ben presto votato ad un cantautorato rock efficace e tutto sommato “orecchiabile” che non allontanerebbe affatto nemmeno chi (legittimamente, del resto) non voglia pensare troppo ai grandi rovelli socio-politici anche quando ascolta musica.

Operaja Criminale è dunque sì “ideologia”, ma soprattutto musica, e il suo “esperimento” può dirsi sicuramente riuscito, dal momento che il disco, nello spazio di dieci tracce, disegna un percorso compiuto e diretto che non ammette punti morti. Grande musica, grandi testi, urgenza rock e melodie che sanno incanalare la rabbia nella direzione più proficua, in un equilibrio delicatissimo che trova in Canali, che vi aleggia come uno spirito buono, un riferimento imprescindibile eppure al contempo superato. Ascoltando questo lavoro, che i due hanno definito “scaturito da un’esigenza”, si ha in effetti la sensazione di assistere al momento in cui l’allievo si stacca dalla mano del maestro, pronto a camminare da solo. Se Canali infatti ha prestato molto a Operaja Criminale, Operaja Criminale dimostra di avere tutte le carte per affrontare il panorama musicale con consapevolezza e in piena autonomia. La stessa sensazione si ha col video del primo singolo estratto, quell’E.C.G (perchè composto sul foglio di un elettrocardiogramma, secondo la leggenda) che apre il disco: qui Canali è il paziente “birichino” che ce la mette davvero tutta a “trattare male il suo dolce cuore”, bevendo, fumando e leggendo gli spaventevoli racconti di Lovecraft.
Il racconto di Roma, Guanti e Argento è nato con la forza dell’urgenza, dell’estemporaneità capace tuttavia di dar vita a pezzi che durano ben più di una stagione: ascoltate La routine dei guanti, e anche se non capirete tutto (così come forse non si può “capire” un titolo che per stessa ammissione di chi l’ha creato non significa gran che), quel che importa lo capirete. Eccome. Ascoltate Torino, e non vi servirà essere figli della città operaia per commuovervi e per vibrare al ritmo delle sue note. Prestate orecchio a Fine Marzo e vi ritroverete nel clima che imperversava solo qualche mese fa, quando il “monarca fallito” si divertiva con “le giovani donne”, e che ora sembra già storia vecchia (ma per fortuna a restare è la musica…). Passate poi a Tremore, divisa in due tempi, e quel “ci siamo allontanati mai perduti” vi graffierà l’animo, qualunque sia la vostra storia. Con Milano, ballad per eccellenza della collezione, avrete un ritratto a chiaroscuro del capoluogo lombardo che esprime odio-amore, mentre La mia città è morta mette la parola “Fine” al primo capitolo di una storia che speriamo avrà ancora molto altro da dire.











