Recensione SURSUMCORDA- La porta dietro la cascata

(SURSUMCORDA- La porta dietro la cascata-
2010-Dasè Sound Lab & Accademia del Suono)

Un album dalla copertina bianca, liscia, essenziale, se non fosse per il “frattale” che vi compare nel mezzo, a simboleggiare la filosofia che di lì a poco l’ascoltatore sarà invitato a scoprire. La porta dietro la cascata: mai immagine fu più appropriata per un lavoro che appare davvero come un invito ad andare oltre, in un mondo lontano eppure afferrabile, che è forse sempre esistito sotto i nostri occhi distratti.Lo stesso si può dire dei brani: raffinati, evocativi, nati dall’intreccio di strumenti di diverse origini e tradizioni (dalla musica popolare africana a quella da camera, passando per il jazz) con liriche sicuramente “poetiche”, complesse, ricche di simboli e riferimenti, eppure per lo più immediati, apprezzabili anche dall’orecchio poco allenato.
Sto parlando dell’ultimo album dei SURSUMCORDA, gruppo di origine toscana attivo dagli anni 2000 che nell’era della musica- da- reality e delle hit da classifica propone coraggiosamente una produzione d’autore onesta e sperimentale, nata dalla confluenza di diverse esperienze (tutte figlie del Conservatorio) che creano un intreccio di voci, echi, immagini, persino profumi e sapori, di sicuro (ma non certo scontato) fascino.
La “filosofia del frattale” sorregge dunque La porta dietro la cascata, come documenta l’iscrizione-dichiarazione di poetica sulla seconda di copertina: forse l’uomo non è che un frattale, e in quanto tale un’immagine dell’infinito. Proprio l’anelito all’ eterno, del resto, è una costante che corre attraverso melodie e testi: penso in particolare a Infinito, in cui la musica pare riprodurre il volo dei gabbiani ora rasente il mare sconfinato, ora nel mezzo delle alte nuvole. La bambina che schiaccia i pinoli, invece, terza traccia che segue al Preludio parlato e al pezzo strumentale omonimo dell’album (che ci permette di attraversare il “varco”), presenta un’atmosfera sognante e rarefatta sorretta anche da immagini “preziose” (sottili steli d’oro, neri coriandoli, mani di resina e di polvere, mille gusci di perla) in cui si inserisce il monito di eco oraziano “Quello che sarà lo vedrai domani…”.
Semplicità nella complessità (“Simplex munditiis”): una formula che sembra davvero costituire la cifra fondamentale dell’opera, dalle musiche ai testi fino, ovviamente, all’immagine-guida del frattale.
Degne di nota anche A la merci du voyage, trascinante singolo che il gruppo ha scelto per il passaggio alle radio, in cui la concertina conferisce immediatezza e la lingua francese impreziosisce ulteriormente il tessuto musicale, e Il palazzo, intensa celebrazione di un palazzo umanizzato sede del “sogno d’affetto” del cantore-poeta che invoca l’amata.
Dopo l’Infinito, settima traccia, il Frattale 2 pare introdurre una seconda  serie di brani che guadagna in eterogeneità , mentre perde  forse un pò di pregnanza: la delicatezza di Nascita nuova lascia infatti spazio alla concitazione di Esistenza, inno alla vita con una dichiarazione di poetica che vale la pena di citare: “Forse l’ombra di me stesso sarei, se fossi certo di restare senza sogni”, per poi tornare all’intimismo di La mia bisnonna è in buone mani e passare alla cover di So che mi vuoi di Mina (al secolo It’s for you dei Beatles).
A seguire ulteriori dimostrazioni di versatilità di stili e grande disinvoltura nell’affrontare diversi generi, da cui un’impressione di pienezza, di ricchezza di toni e sfumature (forse l’ennesima via verso l’infinito, nell’illusione di poterlo sfiorare almeno attraverso la musica?!): La valigia di cartone e l’arabeggiante Tutti i fiumi vanno al mare, ispirata infatti ad una massima dall’Ecclesiaste.
Ma la vera conclusione (almeno temporanea, se pensiamo che l’album è doppio e il secondo CD è costituito da ben dieci tracce strumentali, nove frattali più il brano Per la tua pelle chiara, piccoli gioelli sapientemente forgiati perfetti per una colonna sonora, ambito cui il gruppo non è certo nuovo), è affidata proprio ad un “frattale”: in Frattale 12 la tensione verso l’infinito si fa musica, ma anche colore, liberando la fantasia e facendola scorrere veloce, dalla gioia al pianto o meglio dal pianto alla gioia, se è pur vero che i SURSUMCORDA aspirano a trasmettere positività.
Dopo ore di ascolto, la sensazione di aver compiuto un viaggio è forte: capire se sia stato oltre la cascata o dentro noi stessi appare davvero superfluo.

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