Recensione Yes Daddy Yes – Senza Religione
La Urtovox ha un buon fiuto, pensate agli A Toys Orchestra e al loro percorso artistico musicale, ed oggi ci presenta una novità, ovvero il debutto degli Yes Daddy Yes (alle loro spalle solo un paio di Ep) che casualmente sono prodotti proprio da Enzo Moretto della band sopracitata. Ora vederemo se il gruppo di questi ragazzi campani potrà risultare interessante o se verrà dimenticato negli angoli bui delle vostre menti.
Decido di partire dal fondo, quindi dalla traccia numero tredici (Testimone, una ballade dolceamara), e dal suo testo: “Dove si può partire, io resterei fuori a fissarti un po’”; ho ascoltato e riascoltato i brani, studiandoli da “fuori” appunto, e sono venuto alla conclusione che Senza Religione sia un album diretto, corto e ricco di spunti interessanti. Non si ha a che fare con una musica paracula, perdonatemi il termine, pur prendendo spunto da un bagaglio ruffiano come quello degli anni ’90 (Marlene Kuntz e qualcosa dei Sebadoh frullati assieme con una produzione attenta e tradizionalista).
State pensando che in tutto ciò non ci sia nulla di nuovo? Vero, però i synth di Padrone mio sperimentano ottimamente su suoni classici e c’è un sentore di beat e di anni sessanta spolverato per l’occasione. Gli Yes Daddy Yes hanno rischiato mettendo tanta carne al fuoco, utilizzando però bene il tempo (una durata che supera di poco la mezz’ora), quindi non cadono nel pericolo noia, ed è questo il bello. Sprezzanti del pericolo, i ragazzi si sono mossi per il debutto a muso duro e con un fagotto pesante, con testi da perfezionare assolutamente e con la scelta non condivisibile di cantare in italiano. Aspetto vivamente il seguito, a questo punto, per verificare se avranno tutte le carte in regola. Per ora rimango incuriosito.











