Tuesday Blues N.9 – Eric Clapton – From The Cradle

E’ questo decisamente un disco tra i migliori in assoluto prodotti da Eric Clapton, che in età matura (il disco è uscito nel 1995), decide di tornare al blues che ha caratterizzato soprattutto gli anni del suo esordio, riconfermandosi così uno dei massimi esponenti della “musica del diavolo” moderna. Un Grammy Award come “Best Traditional Album” più che mai meritato, attribuito ad un progetto che dimostra una non comune adesione al genere, che seppure da un lato non sorprende, visto il rigore esecutivo al quale Clapton aveva già abituato il suo pubblico (si pensi anche all”unplugged” del 1992 dove già erano presenti dei blues in versione acustica), dall’altro sì, dal momento che in questo lavoro si sviluppa una ricerca a dir poco “maniacale”, anche di suono, per ricreare (direi riuscendovi in gran parte) le atmosfere delle incisioni della Chess Records, o quelle più in generale del Chicago blues classico, che qui viene omaggiato con cover come: Hoochie Coochie man, Blues before sunrise, It hurts me too, I’m tore down, così come gli episodi di Motherless child e How long blues, solo per citare alcune delle 16 tracks che compongono l’album e che vengono suonate in una maniera molto vicina all’originale, ma con la grande capacità di mantenere un’attenzione alle sonorità moderne, e soprattutto alla personalità esecutiva dei musicisti che si esprimono assolutamente al loro meglio.
Mi piace citare in particolare il lavoro all’armonica di Jerry Portnoy- che fu componente della mitica Muddy Waters band – così come Andy Fairweather Low alle chitarre – già fido compagno di viaggio nell”unplugged” e che ha seguito Clapton in vari tour mondiali – e le puntuali linee della sezione fiati di Roddy Lorimer, Simon Clark e Tim Sanders, ma anche l’ottima prova alle tastiere di Chris Stainton, che assieme alla sezione ritmica danno dimostrazione di grandissima padronanza esecutiva.
Tutto il materiale viene così “confezionato” con una elevatissima classe, come elemento distintivo di Clapton, che va così a consolidare la sua credibilità, anche quando diventa mero esecutore degli standard blues classici, proprio perchè ne interpreta lo spirito più intimo, come sa fare solo chi ha vissuto in prima persona una scena musicale condivisa spesso con alcuni “mostri” e “leggende” del genere.
La “Culla” della musica moderna trova così un nuovo faro che illumina un percorso infinito, che continua a rinnovarsi nel corso di varie ere. Inizia qui a tracciarsi quel “Fil Rouge” che caratterizza il Clapton che saprà regalarci, attraverso i successivi dischi e concerti, nuovi episodi di blues tradizionale (si pensi per esempio al già recensito Me and Mr Johnson), dove il repertorio di Robert Johnson,viene reinventato con un’attitudine moderna e sempre tesa ad una ricerca a ritroso, mai fine a se stessa, ma anzi volta a scandagliare le mille sfumature di una musica sempre viva, come lo sono tutte le sorgenti inesauribili di ispirazione. E’ stato bello vedere come un disco di blues classico come From The Cradle abbia potuto anche in anni, come furono i metà novanta, ormai lontani dagli echi della “Blues Revue” del decennio che li ha preceduti, imporsi anche nelle charts, essendo trasmesso via etere insieme alla musica commerciale: io stesso ricordo come suonava “strano” sentire il riff slide tagliente di Blues Before Sunrise, per esempio, che irrompeva tra una hit pop-rock e l’altra.
La nostra immaginaria “Teca di Vetro” si completa così con un altro pezzo d’autore dal valore inestimabile.

TRACK LIST:
1. Blues Before Sunrise (Leroy Carr)
2. Third Degree (Eddie Boyd/Willie Dixon)
3. Reconsider Baby (Lowell Fulson)
4. Hoochie Coochie Man(Willie Dixon)
5. Five Long Years (Eddie Boyd)
6. I’m Tore Down (Sonny Thompson)
7. How Long Blues (Leroy Carr)
8. Goin’ Away Baby (James A. Lane)
9. Blues Leave Me Alone (James A. Lane)
10. Sinner’s Prayer (Lowell Fulson/Glenn)
11. Motherless Child (Robert Hicks)
12. It Hurts Me Too (Elmore James)
13. Someday After a While (You’ll Be Sorry) (Freddie King/Sonny Thompson)
14. Standin’ Round Crying (McKinley Morganfield)
15. Driftin’ (Brown/Johnny Moore/Williams)
16. Groaning the Blues (Willie Dixon)

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